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Michelangelo parte per Roma nel 1534, ed è un viaggio senza ritorno. L’artista trascorre nella capitale gli ultimi trent’anni della sua lunga vita, dedicando la maggior parte del suo tempo e soprattutto del suo impegno intellettuale all’attività di architetto, destinata a sfociare in opere, come tanto spesso accade nella sua carriera sovrumana, realizzate e non, che comunque segneranno per sempre la fisionomia della città.

La mostra non esplora però soltanto il trentennio romano della vecchiaia, ma prende le mosse da soggiorni precedenti per indagare l’impatto del giovane artista con una realtà complessa come quella romana, che acuisce il rapporto con l’antico in lui così presente per tutto il corso della vita. Gli incontri con i grandi architetti allora operanti nelle committenze della curia romana – tra gli altri Leonardo, Bramante, i Sangallo, Raffaello - segnano fatalmente il personale approccio di Michelangelo all’arte edificatoria, che troverà in questi anni (1505-1516) una prima realizzazione nelle straordinarie impostazioni architettoniche della Volta sistina e nella monumentalità estrema dei primi progetti per quella tomba di Giulio II che, per il tramite di Ascanio Condivi, sarebbe stata definita dall’artista la “tragedia della sepoltura” e che attraverso continui ripensamenti e riduzioni sarebbe approdata alla soluzione ridotta e tuttavia maestosa di San Pietro in Vincoli.

Una volta tornato a Firenze, intanto che affronta la lunga avventura della fabbrica di San Lorenzo (1516-1534), Michelangelo si dedica allo studio del celebre taccuino di disegni dall’antico oggi noto col nome di Codice Coner, ricavandone splendide copie, presenti in mostra in sei fogli provenienti dalla Collezione di disegni della Casa Buonarroti.

Di nuovo a Roma dal 1534 il Maestro, ben presto impegnato nella grandiosa realizzazione del Giudizio universale sistino, si lascia tuttavia coinvolgere dai progetti architettonici ai quali dedicherà il resto della vita: tra questi la realizzazione della piazza del Campidoglio con i suoi palazzi e le sue statue; il completamento di Palazzo Farnese; le grandi trasformazioni nel cantiere di San Pietro in qualità di architetto della Fabbrica; l’impostazione del tamburo della cupola della basilica; la conversione delle Terme di Diocleziano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli; la costruzione della Cappella Sforza; l’estrema testimonianza di Porta Pia.

Quattro capolavori grafici provenienti dalla Casa Buonarroti documentano il progetto michelangiolesco non realizzato per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. D’altronde, tutta la vicenda architettonica romana di Michelangelo viene raccontata in mostra con questo filo conduttore davvero d’eccezione: lo spettacolare nucleo di disegni autografi dell’artista di proprietà della Casa Buonarroti relativi a opere romane, al quale si alternano antiche stampe, disegni, volumi e documenti originali dell’epoca concessi in prestito da importanti collezioni italiane.

Le sembianze di Michelangelo accompagnano l’esposizione: si tratta di un disegno autografo, di un dipinto, e di quel vero ritratto dell’anima che è il busto bronzeo eseguito da Daniele da Volterra in morte del Maestro.

a cura di Mauro Mussolin e Pina Ragionieri
Roma, Musei Capitolini, 5 ottobre 2009 – 7 febbraio 2010

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La mostra "Michelangelo architetto a Roma", è un progetto di Fondazione Casa Buonarroti, organizzato da Associazione Metamorfosi,
supporto organizzativo e servizi museali Zétema - Progetto web
blubit.it

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